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Settimana Santa a Gallipoli Print
From Thursday, 1. April 2010 -  08:00
To Monday, 5. April 2010 - 23:00
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Tra le tante tradizioni che scandiscono a Gallipoli il frettoloso correre del tempo e l'incessante succedersi delle stagioni, quelle riguardanti il periodo quaresimale, che culminano nella "Hebdomada Major" (Settimana Santa) rivestono un 'importanza particolare, non solo perché ricordano e rivivono usi e costumanze del tempo che fu, ma anche perché, ancora oggi, testimoniano la coscienza di un popolo che, malgrado tutto, quotidianamente, con la fede e la devozione confronta la propria vita, tanto da identificare le frustrazioni sociali e le sofferenze proprie e familiari, con la passione e la morte dell'Uomo-Dio. Ed è così che, custodendo gelosamente le ataviche tradizioni, la "Bella Città” con il volto rigato da lacrime e salsedine, sale sul colle dell'Ucciso, ammantata di fede, in una resurrezione sociale e morale.

Oggi, Giovedì Santo, la liturgia, dopo la commemorazione del mistero della Istituzione dell'Eucaristia, prevede che le Specie Eucaristiche vengano riposte, per l'adorazione dei fedeli, in un Ciborio, riccamente addobbato con damaschi, fimi e luci. "Ab immemorabili" questo Ciborio viene chiamato, anche se impropriamente, "Sepolcro".

All'ora del tramonto, soprattutto le vie del centro storico si animano di popolo che peregrina nelle numerose chiese per adorare l'Eucaristia. Caratteristico è il pellegrinaggio delle varie Confraternite.

Uno squillo di tromba, lento e sofferto come lamento, cui fanno melanconica eco il rauco sussulto del tamburo rullante e l'atono stridìo della "trozzula", si spande per le orientaleggianti strade del Centro Storico, entra per le socchiuse porte delle case antiche, dal perenne profumo di salsedine, interrompe l'interessato viavai della gente o il garrulo vociare dei bimbi.

Poi!?!, ecco gli "incappucciati" che processionalmente, a passo lento e grave, si recano a visitare, in orari distinti, i "Sepolcri", allestiti nelle parrocchie e chiese cittadine, per adorare il Grande Mistero Eucaristico.

Anticamente era la sola Confraternita del Ss.mo Crocifisso (quella dei bottai) ad avere l'onore di portare, processionalmente per le vie della Città, la lignea statua di Cristo Morto (Urnia) e quella della Vergine Addolorata.

Oggi, dopo la riforma del calendario liturgico, sono due le Confraternite che, nel vespro del Venerdì Santo, dopo l'Azione Liturgica propria del giorno, processionalmente, per le vie del Centro Storico e del Borgo, con enorme affluenza di popolo, organizzano e conducono questa manifestazione devozionale: la Confraternita del SS.mo Crocifisso e quella di Santa Maria degli Angeli (o dei pescatori), che porta la statua della Vergine Addolorata.

Da qualche anno, alle due tradizionali statue, la Confraternita del Ss.mo Crocifisso ne ha aggiunte altre cinque, opera di valenti maestri cartapestai, raffiguranti diverse posizioni di Gesù durante la Passione: l'agonia dello Getsemani, la Flagellazione, l'Ecce Homo, Cristo con la Croce, la Crocifissione. Al suono della tromba e al rullio del tamburo, si snoda il pio pellegrinaggio preceduto dalla "Croce dei Misteri".

Seguono i Confratelli del Crocifisso, dal saio e cappuccio rossi e dalla mozzetta celeste; hanno sul capo una corona di spine e, nel portamento, denotano l'immagine del Cristo sofferente. Le statue dei "Misteri" procedono in questa lunga "sfilata" di confratelli fino alla "grande" Tomba, addobbata di fiori. La pesante "macchina" è portata sulle spalle da giovani che, si alternano ordinatamente.

Segue immediatamente la Confraternita di Santa Maria degli Angeli, i cui confratelli, dal saio e dal cappuccio bianchi e dalla mozzetta azzurra, portano pesanti ceri. E dietro la statua della Vergine Addolorata, anche questa portata a spalla, una folla di devoti che prega e canta gli inni della Passione.

La processione si ritira intorno alla mezzanotte, dopo che, al rientro, il Sacerdote benedice con il Sacro Legno della Croce il mare, dal parapetto murario antistante le due Chiese, del Crocifisso e degli Angeli.

È l'ultima manifestazione quaresimale pubblica della religiosità popolare: la processione della Desolata!

Sul far dell'alba, dopo aver trascorso la notte nella meditazione dei dolori della Vergine, la Confraternita di Santa Maria della Purità (o dei "bastaggi") porta processionalmente per le strade di Gallipoli la statua di Cristo Morto e della Vergine Desolata.

Il silenzio della notte è, come d'incanto, rotto dal suono lamentoso della tromba e dal rullio del tamburo.

E vanno i confratelli, dal saio e cappuccio bianco e dalla mozzetta gialla color paglierino, con il capo sommesso in un profondo silenzio, mentre le porte delle case si spalancano, si accendono le finestre dei balconi ed i bimbi sul braccio della madre, sonnacchiosi, ammirano il lento procedere, dal senso profondamente misterioso, che rimarrà impresso nella loro mente per tutta la vita.

        Il chiarore dell'alba e la tremula luce del sole che sorge, aggiungono al mistero dell'uomo la meraviglia della natura.

La statua di Cristo Morto è adagiata in un'Urna coperta d'oro zecchino e dietro, portata a spalla, la magnifica statua settecentesca della Desolata.

Sta la Vergine seduta ai piedi della Croce, coperta dal manto nero come la morte e dal suo impareggiabile volto di dolore sgorgano le lagrime del lutto per la morte del Figlio.Il Sacerdote che indossa il piviale rosso e che regge la reliquia della croce, dirige la preghiera che tutto un popolo commosso innalza al cielo.

Il momento più toccante della processione è al rientro dal Borgo, quando, dinanzi al ponte seicentesco, altra folla si unisce per l'ultimo tratto del pellegrinaggio, che si conclude sulla spianata della Purità con la consueta benedizione.

Fonte notizie www.cattedralegallipoli.it

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